A Dublino, in Irlanda, sono in corso negoziazioni finali su un trattato per proibire le bombe a grappolo. I costruttori di armi stanno pressando i governi per riempire il trattato di vie d’uscita e ritardarlo -- ed il testo finale sarà stilato nelle prossime 72 ore. Le bombe a grappolo non uccidono solo durante la Guerra. Disperdono sul terreno piccole bombe inesplose luccicanti, che restano mortali per anni. Quando i bambini le prendono restano spesso mutilati o uccisi. La maggior parte dei governi concordano che queste armi dovrebbero essere rese fuorilegge, ma la pressione dietro le quinte sta salendo per evitare un divieto forte.Se un numero sufficiente di noi interviene prima della firma di Venerdì possiamo affossare il tentativo dei mercanti di armi e convincere i nostri governi ad imporre il divieto alle bombe a grappolo una volta per tutte. Clicca qui sotto per inviare un messaggio, e poi gira questa email a amici e familiari: http://www.avaaz.org/it/ban_cluster_munitions/42.php?cl=93931804 Il trattato per vietare le bombe a grappolo è il risultato di una campagna ispirata, condotta per anni da cittadini di tutto il mondo -- vittime e sopravvissuti di bombe a grappolo fra i primi. Un portavoce di questo sforzo, Branislav Kapetanovic, ha perso le sue mani, le gambe e parte di udito e vista in una esplosione in Serbia, suo paese nativo. I governi dei paesi ricchi non ascoltano sempre le vittime, ma ascolteranno voi -- i loro cittadini. Per favore inviate un messaggio forte, che chieda un trattato senza eccezioni, vie d’uscita nè ritardi.
Persone come Kapetanovic hanno affrontato difficoltà enormi per giungere fino a qui, ad un passo dalla vittoria. Ora, come cittadini del mondo, possiamo fare la nostra parte e far sentire un grido potente mentre i negoziatori lavorano sulla parte finale del testo del trattato. Guarda il video, controlla la mappa dei paesi che costruiscono o utilizzano le bombe a grappolo ed invia un messaggio ai tuoi leader, ciccando su questo link: http://www.avaaz.org/it/ban_cluster_munitions/43.php?cl=93931804
martedì 10 giugno 2008
giovedì 15 maggio 2008
Lo spettro del Peak Oil
il Peak Oil è vicino. James Schlesinger, ex presidente della commissione atomica, direttore della CIA lo ha detto nel settembre scorso. Il petrolio sta per raggiungere il suo massimo picco di produzione, raggiunto quello è discesa libera, tanti saluti. Reinventarsi la produzione energetica, e anche velocemente. Bisognava pensarci una ventina d'anni fa, visto che, quando l'interesse chiama, si riescono a fare previsioni di consumo sulle materie prime con almeno tre-quattro lustri d'anticipo. Reinventarsi l'energia, reinventarsi l'economia, senza fare i furbi, come i canadesi, che hanno provato a sfruttare le sabbie catramose (dalle quali si produce un petrolio ultra nocivo e inquinante), fermate fortunatamente da Ecojustice. Qualcuno ci prova, almeno ne parla, a cambiare le cose. Il ministro degli esteri britannico David Miliband, il governatore dello stato di New York David Paterson, raccolgono l'allarme. Gli ambientalisti inglesi, invece, hanno ideato le Transition Towns, città di transizione. Rob Hopkins, fra i fondatori, ha appena pubblicato "The transition Handbook", un manuela per passare indenni alla fase post-petrolifera. E' compito di ogni azienda preoccuparsi di agevolare questo passaggio. Noi ci impegneremo!
venerdì 9 maggio 2008
La lettera del nostro Consorzio all'assessore Vacca, per la riduzione della Tarsu
Egregio Assessore
In riferimento alla Tassa di Smaltimento Rifiuti Urbani, detta Tarsu, prevista dal Decreto Legislativo n.507/1993, la quale è determinata su base comunale in proporzione alla superficie dei locali di attività, siamo a sottoporle il caso di alcuni consorziati.
Premesso che siamo a conoscenza delle agevolazioni ricevute da chi opera a livello stagionale, siamo altresì consapevoli del disagio in cui, rispetto a siffatta discriminazione, si trovano coloro che hanno investito sulla bassa stagione scegliendo di rimanere aperti tutto l'anno. Tale scelta, che parrebbe favorire chi la compie, in realtà comporta notevoli costi di gestione e iniziali scarsi ricavi. Dal punto di vista economico resta tuttavia l'unica possibile prospettiva di crescita per attività il cui allargamento non può essere, causa la presenza di vincoli ambientali, di tipo spaziale, ma solo di tipo temporale. Le aziende ricettive che, infatti, investono sulla bassa stagione aprono un'opportunità a medio-lungo termine di occupazione e di crescita economica dell'intera comunità.
Da tempo, in questa prospettiva, si parla di quali possano essere il ruolo e le soluzioni che la Pubblica Amministrazione debba tenere per agevolare questo difficile percorso. In proposito, sono apprezzabili gli interventi diretti volti al miglioramento delle infrastrutture e dell'offerta pubblica rispetto al settore turistico, eppure anche tali interventi sono limitati da una situazione ambientale straordinariamente complessa.
Pertanto siamo a chiederle un intervento indiretto, che da una parte fotografi la proporzione fra il volume di rifiuti prodotti in un periodo di scarsa attività, dall'altra, sostenga le aziende e le stimoli a perseverare in questa direzione: la diminuizione delle tariffe TARSU anche per le attività ricettive che hanno licenza annuale e non stagionale e che investono sulla bassa stagione.
Tale provvedimento potrebbe essere indicizzato, laddove la normativa lo preveda, ad alcuni parametri che incentivino tali aziende ad implementare con maggior vigore, la bassa stagione.
Confidando nella Sua disponibilità, in attesa di riscontro, porgiamo
Distinti Saluti
In riferimento alla Tassa di Smaltimento Rifiuti Urbani, detta Tarsu, prevista dal Decreto Legislativo n.507/1993, la quale è determinata su base comunale in proporzione alla superficie dei locali di attività, siamo a sottoporle il caso di alcuni consorziati.
Premesso che siamo a conoscenza delle agevolazioni ricevute da chi opera a livello stagionale, siamo altresì consapevoli del disagio in cui, rispetto a siffatta discriminazione, si trovano coloro che hanno investito sulla bassa stagione scegliendo di rimanere aperti tutto l'anno. Tale scelta, che parrebbe favorire chi la compie, in realtà comporta notevoli costi di gestione e iniziali scarsi ricavi. Dal punto di vista economico resta tuttavia l'unica possibile prospettiva di crescita per attività il cui allargamento non può essere, causa la presenza di vincoli ambientali, di tipo spaziale, ma solo di tipo temporale. Le aziende ricettive che, infatti, investono sulla bassa stagione aprono un'opportunità a medio-lungo termine di occupazione e di crescita economica dell'intera comunità.
Da tempo, in questa prospettiva, si parla di quali possano essere il ruolo e le soluzioni che la Pubblica Amministrazione debba tenere per agevolare questo difficile percorso. In proposito, sono apprezzabili gli interventi diretti volti al miglioramento delle infrastrutture e dell'offerta pubblica rispetto al settore turistico, eppure anche tali interventi sono limitati da una situazione ambientale straordinariamente complessa.
Pertanto siamo a chiederle un intervento indiretto, che da una parte fotografi la proporzione fra il volume di rifiuti prodotti in un periodo di scarsa attività, dall'altra, sostenga le aziende e le stimoli a perseverare in questa direzione: la diminuizione delle tariffe TARSU anche per le attività ricettive che hanno licenza annuale e non stagionale e che investono sulla bassa stagione.
Tale provvedimento potrebbe essere indicizzato, laddove la normativa lo preveda, ad alcuni parametri che incentivino tali aziende ad implementare con maggior vigore, la bassa stagione.
Confidando nella Sua disponibilità, in attesa di riscontro, porgiamo
Distinti Saluti
giovedì 14 febbraio 2008
M'ILLUMINO DI MENO 2008
L'Hotel villaggio sabbie d'oro ha deciso di aderire all'iniziativa di Radio Due Caterpillar, "M'Illumino di meno" 2008, e terrà spento l'impianto elettrico e chiuso quello idraulico dalle ore 18.15 alle ore 19.00 di venerdì 15 febbraio.
La decisione è stata presa per i pregevoli risultati che ogni anno questa operazione ottiene in tema di risparmio energetico.
Per aderire è sufficiente andare sul sito di radio due e poi selezionare caterueb...
La decisione è stata presa per i pregevoli risultati che ogni anno questa operazione ottiene in tema di risparmio energetico.
Per aderire è sufficiente andare sul sito di radio due e poi selezionare caterueb...
giovedì 7 febbraio 2008
SOSTEGNO A GREENPEACE
E' ripresa la caccia dei giapponesi alle balene, con almeno cinque esemplari uccisi nel Santuario dell'Oceano Antartico. La notizia arriva da Greenpeace, che per due settimane con la nave Esperanza era riuscita a salvare oltre cento balene e oggi segue le azioni della flotta baleniera della Fisheries Agency of Japan grazie alle informazioni della nave governativa australiana, l'Oceanic Viking. La scorsa settimana l'Esperanza, per aver esaurito tutta la scorta di carburante era rientrata in porto, ma per quattordici giorni aveva tenuto la nave macelleria della flotta baleniera, la Nisshin Maru, a oltre 4.300 miglia nautiche di distanza. Senza la nave macelleria, spiegano gli ambientalisti, le rimanenti navi cacciatrici non potevano agire. Sul fronte della mobilitazione internazionale in difesa dei giganti del mare, questa settimana 42mila possessori di camere digitali hanno risposto all'appello di Greenpeace inviando e-mail a Fujio Mitarai, direttore generale di Canon in Giappone per invitarlo a denunciare la caccia alle balene (DA ANSA)
Villaggio Sabbie d'oro conferma il suo appoggio a Greenpeace, il suo sostegno morale e (nella persona del socio Gaetano Filice) economico!
Villaggio Sabbie d'oro conferma il suo appoggio a Greenpeace, il suo sostegno morale e (nella persona del socio Gaetano Filice) economico!
sabato 26 gennaio 2008
NO AGLI INCENERITORI. SI' AL TMB.
Chi sa veramente cosa sia un inceneritore? Sapete che i termovalorizzatori non esistono?Il termine termovalorizzatore è stato inventato da un italiano per giustificare la differenza dal classico inceneritore: il primo produce energia termica ed elettrica, il secondo brucia soltanto i rifiuti. In realtà non esiste il corrispondente in nessuna lingua straniera: all’estero si parla sempre di inceneritore, perché così è.Nella direttiva quadro sui rifiuti dell’UE si parla, tra le operazioni di recupero rifiuti (allegato II, pag. 34), quella di “utilizzazione principale come combustibile o altro mezzo per produrre energia. Gli impianti di incenerimento dei rifiuti solidi urbani sono compresi solo se la loro efficienza energetica è uguale o superiore a:– 0,60 per gli impianti funzionanti e autorizzati in conformità della normativa comunitaria applicabile anteriormente al 1° gennaio 2009– 0,65 per gli impianti autorizzati dopo il 31 dicembre 2008″
Come si vede, la combustione dei rifiuti, che sia fine a sé stessa o per produrre energia, si chiama sempre incenerimento, non termovalorizzazione: nella stessa direttiva non viene mai pronunciato questo termine.Ma perché, allora, in Italia si parla di termovalorizzatori? Perché gli inceneritori sono associati alla produzione di inquinanti come diossine e furani, di ceneri pericolosissime da smaltire in discariche di tipo B1, dunque più costose di quelle tradizionali. Chiamandoli termovalorizzatori, si cancellano tutti i problemi, fino ad affermare - come ha fatto Viviano, direttore del reparto igiene dell’aria dell’Istituto Superiore della Sanità, su Polis Quotidiano, giornale di Parma, il 30 marzo 2006- che “i termovalorizzatori possono avere una compatibilità ottimale con il territorio”.
Il livello di disinformazione è da crimine contro l’umanità: si vogliono insabbiare in ogni modo le ricerche di numerosi scienziati nonché enti nazionali e internazionali che dimostrano la pericolosità per gli esseri umani di questi impianti. Come se oggi dicessero: “L’eternit è assolutamente innocuo per la salute”.Perfino su Wikipedia si leggono affermazioni agghiaccianti per ignoranza, per presunzione quando non per malafede. Vediamo perciò di chiarire alcune semplici nozioni.
Data la loro elevata temperatura di funzionamento (anche 1500°), gli inceneritori producono nanoparticelle, che vanno dal PM2,5 fino anche al PM0,01. La legge non va di pari passo con la scienza: è dal 2003 almeno che in Italia si sanno queste cose; tuttavia ci si ostina a considerare come parametro dell’inquinamento il PM10, il cui massimo danno è una crisi respiratoria, e non ci si preoccupa delle particelle più piccole che possono provocare il cancro. Inoltre è il numero di particelle a stabilire il livello di inquinamento, non il peso. A parità di peso, 1 PM10 corrisponde a un milione di particelle PM0,01: più la combustione dell’inceneritore è efficace, più questo produrrà particelle letali.Una nanoparticella è talmente piccola che può entrare tranquillamente nelle cellule dei tessuti umani. Una volta nel sangue può arrivare fino ai genitali e causare malformazioni nel feto sviluppato da seme contaminato. Questi studi sono stati eseguiti in Italia dall’Istituto Nanodiagnostics di Stefano Montanari e Antonietta Gatti, contattati tra l’altro per il progetto FASE di Los Angeles per indagare sulle cause della sindrome del Golfo e per indagare sulle vittime dell’11 settembre che si sono ammalate di cancro.
Anche altri enti hanno esposto le loro preoccupazioni: l’ARPA di Reggio Emilia, sta valutando l’impatto ambientale degli ultrafini (nanopolveri o nanoparticelle) e la regione Emilia Romagna avrà per l’anno prossimo delle centraline che misurino il livello di PM2,5. La domanda è quindi: se non esistono ancora delle centraline per il PM2,5 e dato che non esistono centraline per particelle ancora più sottili, chi mi assicura, e come sarebbe anche possibile farlo, che gli inceneritori di nuova generazione le trattengano con i loro avanzatissimi filtri? Perché una delle bugie che si dice spesso è che questi filtri non facciano passare nulla: a parte il fatto che è impossibile tecnologicamente, mi verrebbe da chiedere come sia possibile che dei filtri progettati per essere a norma di legge (dunque sono limitati a rispettare i vincoli al massimo sul PM2,5 ma tanto non vi sono centraline che le misurano in Italia) possano funzionare anche nel caso del PM1, PM0,1 e PM0,01, per i quali non sono stati progettati: un po’ come dire che un setaccio progettato per non far passare i sassi di 1 mm di diametro funziona anche per grani di 0,01 mm.
Per motivi di brevità, andiamo su questioni più immediate. Bruciare rifiuti è l’unica alternativa? No.Un’alternativa proposta da Greenpeace e Zero Waste Alliance (alleanza Rifiuti Zero) è il Trattamento Meccanico Biologico (TMB), già in opera in Germania, Svezia e Danimarca, ampiamente operativo in Australia.Da notare alcune cose essenziali:
1. Il TMB smaltisce il rifiuto non differenziabile, non riutilizzabile né recuperabile, senza bruciare (tutto si svolge massimo a 60°) e digerendo i rifiuti tramite batteri aerobi e anaerobi. Non solo non si producono nanoparticelle ma il biogas prodotto alimenta l’impianto stesso, con un peso energetico netto vicino allo zero. Per l’inceneritore che produce energia, servono 6 KW prodotti da rifiuti per produrre 1 KW di energia. Se questa è efficienza…
2. La realizzazione di un impianto TMB costa circa 1/4 di quella di un piccolo inceneritore e il residuo dei rifiuti che rimane è circa il 15% di quanto entra nell’impianto ed è 10 volte meno inquinante di quello che andrebbe in discarica con l’incenerimento dei rifiuti.
3. Il TMB è complementare alla raccolta differenziata mentre l’inceneritore è contro. Soltanto dopo aver ridotto i rifiuti alla fonte, dopo il recupero e dopo il riciclaggio si passa ciò che rimane nel TMB. L’inceneritore è un mostro ingordo di rifiuti: per mantenere gli alti costi energetici e gestionali, deve sempre mangiare e mangiare rifiuti. Chissà come mai il mega inceneritore di Brescia deve bruciare la spazzatura di mezza Italia per non andare in perdita e come mai la raccolta differenziata non arriva al 30%.Inoltre, il selettore di testa dell’inceneritore per smistare i rifiuti e differenziarli ha solo lo scopo di recuperare l’organico, la plastica, l’alluminio e basta. Il resto viene bruciato. Con il TMB sono recuperati solventi, altri metalli, gas combustibili e viene sottratta l’acqua, responsabile dell’ulteriore putrefazione dei rifiuti in discarica.
4. Qualcuno potrebbe ulteriormente dire che serve produrre energia. Questa è una falsità enorme.Gli attuali impianti di produzione di energia hanno perdite enormi. Se fossero più efficienti si avrebbero meno emissioni - dunque meno particolato e meno inquinamento da CO2- e meno spreco di energia - dunque minori costi e minori emergenze.Inoltre, dovremmo ottimizzare i consumi, obbligare a isolare termicamente le case per evitare dispersioni termiche (già l’impiego di doppi vetri fa molto), usare lampadine a basso consumo energetico, costruire case ecologiche… Sono tutte cose che vanno contro gli interessi dei produttori di energia ovviamente.Servono altri impianti per produrre energia nonostante tutti i risparmi? Benissimo, costruiamo centrali a pannelli solari, eoliche, geotermiche insomma impiegare tutte le fonti veramente rinnovabili. Nonostante l’Italia abbia annoverato tra esse i rifiuti, questi non sono rinnovabili e l’UE, per bocca di Loyola de Palacio il 20 novembre 2003 (risposta E-2935/03IT), ha ribadito che non dobbiamo finanziare gli inceneritori con i fondi per le energie rinnovabili.Ci sarà un motivo per cui l’UE ha avviato 9 procedure di infrazione contro l’Italia in materia di rifiuti?
Queste sono soltanto alcune motivazioni sull’assurdità degli inceneritori. Economicamente, energeticamente, ecologicamente sconvenienti è la sintesi di tutta la questione rispetto al TMB.La prossima volta discuteremo dell’impatto sulle coltivazioni e le conseguenze sui prodotti tipici.
Come si vede, la combustione dei rifiuti, che sia fine a sé stessa o per produrre energia, si chiama sempre incenerimento, non termovalorizzazione: nella stessa direttiva non viene mai pronunciato questo termine.Ma perché, allora, in Italia si parla di termovalorizzatori? Perché gli inceneritori sono associati alla produzione di inquinanti come diossine e furani, di ceneri pericolosissime da smaltire in discariche di tipo B1, dunque più costose di quelle tradizionali. Chiamandoli termovalorizzatori, si cancellano tutti i problemi, fino ad affermare - come ha fatto Viviano, direttore del reparto igiene dell’aria dell’Istituto Superiore della Sanità, su Polis Quotidiano, giornale di Parma, il 30 marzo 2006- che “i termovalorizzatori possono avere una compatibilità ottimale con il territorio”.
Il livello di disinformazione è da crimine contro l’umanità: si vogliono insabbiare in ogni modo le ricerche di numerosi scienziati nonché enti nazionali e internazionali che dimostrano la pericolosità per gli esseri umani di questi impianti. Come se oggi dicessero: “L’eternit è assolutamente innocuo per la salute”.Perfino su Wikipedia si leggono affermazioni agghiaccianti per ignoranza, per presunzione quando non per malafede. Vediamo perciò di chiarire alcune semplici nozioni.
Data la loro elevata temperatura di funzionamento (anche 1500°), gli inceneritori producono nanoparticelle, che vanno dal PM2,5 fino anche al PM0,01. La legge non va di pari passo con la scienza: è dal 2003 almeno che in Italia si sanno queste cose; tuttavia ci si ostina a considerare come parametro dell’inquinamento il PM10, il cui massimo danno è una crisi respiratoria, e non ci si preoccupa delle particelle più piccole che possono provocare il cancro. Inoltre è il numero di particelle a stabilire il livello di inquinamento, non il peso. A parità di peso, 1 PM10 corrisponde a un milione di particelle PM0,01: più la combustione dell’inceneritore è efficace, più questo produrrà particelle letali.Una nanoparticella è talmente piccola che può entrare tranquillamente nelle cellule dei tessuti umani. Una volta nel sangue può arrivare fino ai genitali e causare malformazioni nel feto sviluppato da seme contaminato. Questi studi sono stati eseguiti in Italia dall’Istituto Nanodiagnostics di Stefano Montanari e Antonietta Gatti, contattati tra l’altro per il progetto FASE di Los Angeles per indagare sulle cause della sindrome del Golfo e per indagare sulle vittime dell’11 settembre che si sono ammalate di cancro.
Anche altri enti hanno esposto le loro preoccupazioni: l’ARPA di Reggio Emilia, sta valutando l’impatto ambientale degli ultrafini (nanopolveri o nanoparticelle) e la regione Emilia Romagna avrà per l’anno prossimo delle centraline che misurino il livello di PM2,5. La domanda è quindi: se non esistono ancora delle centraline per il PM2,5 e dato che non esistono centraline per particelle ancora più sottili, chi mi assicura, e come sarebbe anche possibile farlo, che gli inceneritori di nuova generazione le trattengano con i loro avanzatissimi filtri? Perché una delle bugie che si dice spesso è che questi filtri non facciano passare nulla: a parte il fatto che è impossibile tecnologicamente, mi verrebbe da chiedere come sia possibile che dei filtri progettati per essere a norma di legge (dunque sono limitati a rispettare i vincoli al massimo sul PM2,5 ma tanto non vi sono centraline che le misurano in Italia) possano funzionare anche nel caso del PM1, PM0,1 e PM0,01, per i quali non sono stati progettati: un po’ come dire che un setaccio progettato per non far passare i sassi di 1 mm di diametro funziona anche per grani di 0,01 mm.
Per motivi di brevità, andiamo su questioni più immediate. Bruciare rifiuti è l’unica alternativa? No.Un’alternativa proposta da Greenpeace e Zero Waste Alliance (alleanza Rifiuti Zero) è il Trattamento Meccanico Biologico (TMB), già in opera in Germania, Svezia e Danimarca, ampiamente operativo in Australia.Da notare alcune cose essenziali:
1. Il TMB smaltisce il rifiuto non differenziabile, non riutilizzabile né recuperabile, senza bruciare (tutto si svolge massimo a 60°) e digerendo i rifiuti tramite batteri aerobi e anaerobi. Non solo non si producono nanoparticelle ma il biogas prodotto alimenta l’impianto stesso, con un peso energetico netto vicino allo zero. Per l’inceneritore che produce energia, servono 6 KW prodotti da rifiuti per produrre 1 KW di energia. Se questa è efficienza…
2. La realizzazione di un impianto TMB costa circa 1/4 di quella di un piccolo inceneritore e il residuo dei rifiuti che rimane è circa il 15% di quanto entra nell’impianto ed è 10 volte meno inquinante di quello che andrebbe in discarica con l’incenerimento dei rifiuti.
3. Il TMB è complementare alla raccolta differenziata mentre l’inceneritore è contro. Soltanto dopo aver ridotto i rifiuti alla fonte, dopo il recupero e dopo il riciclaggio si passa ciò che rimane nel TMB. L’inceneritore è un mostro ingordo di rifiuti: per mantenere gli alti costi energetici e gestionali, deve sempre mangiare e mangiare rifiuti. Chissà come mai il mega inceneritore di Brescia deve bruciare la spazzatura di mezza Italia per non andare in perdita e come mai la raccolta differenziata non arriva al 30%.Inoltre, il selettore di testa dell’inceneritore per smistare i rifiuti e differenziarli ha solo lo scopo di recuperare l’organico, la plastica, l’alluminio e basta. Il resto viene bruciato. Con il TMB sono recuperati solventi, altri metalli, gas combustibili e viene sottratta l’acqua, responsabile dell’ulteriore putrefazione dei rifiuti in discarica.
4. Qualcuno potrebbe ulteriormente dire che serve produrre energia. Questa è una falsità enorme.Gli attuali impianti di produzione di energia hanno perdite enormi. Se fossero più efficienti si avrebbero meno emissioni - dunque meno particolato e meno inquinamento da CO2- e meno spreco di energia - dunque minori costi e minori emergenze.Inoltre, dovremmo ottimizzare i consumi, obbligare a isolare termicamente le case per evitare dispersioni termiche (già l’impiego di doppi vetri fa molto), usare lampadine a basso consumo energetico, costruire case ecologiche… Sono tutte cose che vanno contro gli interessi dei produttori di energia ovviamente.Servono altri impianti per produrre energia nonostante tutti i risparmi? Benissimo, costruiamo centrali a pannelli solari, eoliche, geotermiche insomma impiegare tutte le fonti veramente rinnovabili. Nonostante l’Italia abbia annoverato tra esse i rifiuti, questi non sono rinnovabili e l’UE, per bocca di Loyola de Palacio il 20 novembre 2003 (risposta E-2935/03IT), ha ribadito che non dobbiamo finanziare gli inceneritori con i fondi per le energie rinnovabili.Ci sarà un motivo per cui l’UE ha avviato 9 procedure di infrazione contro l’Italia in materia di rifiuti?
Queste sono soltanto alcune motivazioni sull’assurdità degli inceneritori. Economicamente, energeticamente, ecologicamente sconvenienti è la sintesi di tutta la questione rispetto al TMB.La prossima volta discuteremo dell’impatto sulle coltivazioni e le conseguenze sui prodotti tipici.
giovedì 10 gennaio 2008
Shardana
Leonardo Melis è uno storico sardo. Ha scritto ciò che da troppo troppo tempo si tende a mistificare, ossia la storia degli Shardana, popolo del mare che occupò la Sardegna impervesando con la forza del suo esercito e la saggezza della sua navigazione nel mediterraneo e oltre (si pensa abbia raggiunto il mare del Nord). Villaggio Sabbie d'Oro appoggia e si fa' promotore del Convegno che il 16 febbraio si svolgerà ad Oristano, Centro Servizi Culturali, alle ore 17.00. Melis parlerà del suo libro e non solo.
Sabbie d'oro per la cultura e il rispetto delle identità locali.
Sabbie d'oro per la cultura e il rispetto delle identità locali.
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